osservatorio lavoro

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Messaggio Da libero pensatore il Lun Set 21, 2009 5:17 pm

Le ACLI di Milano e Monza Brianza pubblicano il nr. 2 dell'osservatorio sul lavoro. Chi desidera puo' prenderne visione sul sito delle ACLI stesse.
Per facilità cliccare su:

http://www.aclimilano.com/vis_primopiano.php?id_primo=318

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Re: osservatorio lavoro

Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Mar Nov 24, 2009 2:15 am

L’Osservatorio Mercato del Lavoro della nuova Provincia raccoglie e analizza i dati di flusso - tra cui le assunzioni e le cessazioni - derivanti dalle comunicazioni obbligatorie effettuate dalle aziende della Provincia di Monza e Brianza.
I dati relativi ai primi 9 mesi del 2009, rappresentano la situazione "turbolenta" causata anche in Brianza dalla crisi economica: 142.000 le comunicazioni complessive raccolte dai centri per l’impiego MB che hanno interessato 81.000 persone, di cui il 44% relative ad avviamenti, il 45% a cessazioni, il 2% a trasformazioni e infine il 9% a proroghe di contratti di lavoro.

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Re: osservatorio lavoro

Messaggio Da libero pensatore il Gio Dic 10, 2009 6:39 pm

E' uscito il 3° numero dell'osservatorio sul lavoro a cura delle A.C.L.I. di Milano e Monza Brianza.
Lo trovate sul sito delle A.C.L.I. MILANESI; per comodità cliccare su:

http://www.aclimilano.com/portale/documenti/n3_09-2.pdf

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Re: osservatorio lavoro

Messaggio Da libero pensatore il Lun Feb 15, 2010 3:41 pm

E' uscito il nr. 1 anno 2010 dell'Osservatorio sul lavoro pubblicato dalle ACLI di Milano e Monza Brianza.
Lo trovate sul sito delle ACLI insieme al Giornale dei Lavoratori ed altre notizie.
Per comodità potete cliccare su:
http://www.aclimilano.com/portale/documenti/n1_10_osservatorio.pdf

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Re: osservatorio lavoro

Messaggio Da libero pensatore il Mar Gen 28, 2014 7:31 pm

ACLI ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI
PRESIDENZA NAZIONALE – Via G. Marcora, 18/20 – 00153 Roma – Tel. 06.58401 – www.acli.it
UFFICIO STAMPA – Tel. 335.6197480 – ufficiostampa@acli.it
COMUNICATO STAMPA
Bottalico (Acli) su prolusione Bagnasco
Le priorità sono lavoro e lotta alla povertà:
giusta attenzione al tema della rappresentanza
Il presidente Cei richiama al dovere di dar «voce ai senza lavoro» ed ai «tanti che non
hanno voce e volto, ma che sono il tessuto connettivo del Paese con il loro lavoro, la
dedizione, l’onestà», i ceti medi e popolari espunti dal dibattito politico di questi anni
Roma, 27 gennaio 2014 - “Il presidente della Cei cardinal Bagnasco, ci ricorda in modo chiaro e incisivo che la priorità del Paese non è quella delle leadership, in cui pare avvilupparsi il dibattito politico, ma è il lavoro per tutti, specie per i giovani, come motore di speranza e di solidarietà”.
Questo è il commento del presidente delle Acli Gianni Bottalico, alla prolusione del cardinal Angelo Bagnasco, con cui si sono aperti questo pomeriggio a Roma i lavori del Consiglio  permanente dell'episcopato italiano.
“Il presidente della Cei – prosegue Bottalico - traccia, nel solco della Evangelii Gaudium di papa Francesco, una linea di saggezza e di fraternità per l'impegno dei cattolici italiani in un milieu culturale, e direi anche mediatico, «che sembra una bolla di fantasmi, di miti vuoti, di apparenze luccicanti, di bugie promettenti». Le parole del card. Bagnasco pongono con forza il tema di una più adeguata rappresentanza dei ceti lavoratori e popolari che si stanno impoverendo.
L'Episcopato italiano sente il dovere di dar «voce ai senza lavoro» ed ai «tanti che non hanno voce e volto, ma che sono il tessuto connettivo del Paese con il loro lavoro, la dedizione, l’onestà».
Le Acli, che insieme a molte organizzazioni sociali, sindacali, istituzionali, hanno dato vita all'Alleanza contro la povertà in Italia, condividono la preoccupazione espressa dal cardinal Bagnasco, che il dibattito sulla riforma dello Stato, «non vada a scapito di ciò che la gente sente più bruciante sulla propria pelle, e cioè il dramma del lavoro: la povertà è reale!».
L'analisi delle priorità da affrontare per aggredire la piaga della disoccupazione e
dell'impoverimento è lucida ed impietosa e costituisce un vivo invito all'impegno: la necessità di capovolgere «il modo di fare economia e finanza, politica e lavoro» in modo che non sia più «l’iperindividualismo a dettare legge», non più «le logiche spietate di un mercato selvaggio».
In questa prospettiva – conclude Bottalico - le Acli, che offrono la possibilità a molti giovani di svolgere il servizio civile, accolgono e sostengono l'invito, formulato dal Cardinale Presidente a «ripensare seriamente anche delle forme organiche di servizio civile» come pure l'invito a «superare ogni forma di intolleranza, e accogliere fratelli e sorelle che per disperazione approdano sui nostri lidi, col desiderio di trovare una integrazione rispettosa e serena».

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Re: osservatorio lavoro

Messaggio Da libero pensatore il Dom Set 07, 2014 6:19 pm

la disoccupazione in Italia aumenta sempre di più, l'inflazione diventa deflazione, i consumi diminuiscono sempre di più, la crisi aumenta, ma il governo e le forze politiche nazionali che fanno? Litigano fra loro, e vorrebbero togliere l'art.18 dello statuto dei lavoratori aumentando la precarietà ed i licenziamenti, quale speranza hanno gli Italiani che hanno perso o non hanno mai trovato un posto di lavoro?

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Re: osservatorio lavoro

Messaggio Da libero pensatore il Sab Mag 23, 2015 6:48 pm

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLE ACLI (ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI)
IN OCCASIONE DEL 70° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE

Aula Paolo VI
Sabato, 23 maggio 2015

[Multimedia]


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Cari fratelli e sorelle,

vi saluto con affetto in occasione del 70° anniversario della fondazione delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, e ringrazio il Presidente per le sue parole tanto cortesi. Questo anniversario è un’occasione importante per riflettere sulla vostra “anima” associativa e sulle ragioni fondamentali che vi hanno spinto e vi spingono tuttora a viverla con impegno e passione.

Alle porte della vostra Associazione oggi bussano nuove domande, che richiedono nuove e qualificate risposte. Quello che è cambiato nel mondo globale non sono tanto i problemi, quanto la loro dimensione e la loro urgenza. Inedite sono l’ampiezza e la velocità di riproduzione delle disuguaglianze. Ma questo non possiamo permetterlo! Dobbiamo proporre alternative eque e solidali che siano realmente praticabili.

L'estendersi della precarietà, del lavoro nero e del ricatto malavitoso fa sperimentare, soprattutto tra le giovani generazioni, che la mancanza del lavoro toglie dignità, impedisce la pienezza della vita umana e reclama una risposta sollecita e vigorosa. Risposta sollecita e vigorosa contro questo sistema economico mondiale dove al centro non ci sono è l’uomo e la donna: c’è un idolo, il dio-denaro. E’ questo che comanda! E questo dio-denaro distrugge, e provoca la cultura dello scarto: si scartano i bambini, perché non si fanno: si sfruttano o si uccidono prima di nascere; si scartano gli anziani, perché non hanno la cura dignitosa, non hanno le medicine, hanno pensioni miserabili… E adesso, si scartano i giovani. Pensate, in questa terra tanto generosa, pensate a quel 40%, o un po’ di più, di giovani dai 25 anni in giù che non hanno lavoro: sono materiale di scarto, ma sono anche il sacrificio che questa società, mondana e egoista, offre al dio-denaro, che è al centro del nostro sistema economico mondiale.

Davanti a questa cultura dello scarto, vi invito a realizzare un sogno che vola più in alto. Dobbiamo far sì che, attraverso il lavoro – il «lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 192) – l’essere umano esprima ed accresca la dignità della propria vita. Vorrei dire qualcosa su queste quattro caratteristiche del lavoro.

Il lavoro libero. La vera libertà del lavoro significa che l’uomo, proseguendo l’opera del Creatore, fa sì che il mondo ritrovi il suo fine: essere opera di Dio che, nel lavoro compiuto, incarna e prolunga l’immagine della sua presenza nella creazione e nella storia dell’uomo. Troppo spesso, invece, il lavoro è succube di oppressioni a diversi livelli: dell’uomo sull’altro uomo; di nuove organizzazioni schiavistiche che opprimono i più poveri; in particolare, molti bambini e molte donne subiscono un’economia che obbliga a un lavoro indegno che contraddice la creazione nella sua bellezza e nella sua armonia. Dobbiamo far sì che il lavoro non sia strumento di alienazione, ma di speranza e di vita nuova. Cioè, che il lavoro sia libero.

Secondo: il lavoro creativo. Ogni uomo porta in sé una originale e unica capacità di trarre da sé e dalle persone che lavorano con lui il bene che Dio gli ha posto nel cuore. Ogni uomo e donna è “poeta”, capace di fare creatività. Poeta vuol dire questo. Ma questo può avvenire quando si permette all’uomo di esprimere in libertà e creatività alcune forme di impresa, di lavoro collaborativo svolto in comunità che consentano a lui e ad altre persone un pieno sviluppo economico e sociale. Non possiamo tarpare le ali a quanti, in particolare giovani, hanno tanto da dare con la loro intelligenza e capacità; essi vanno liberati dai pesi che li opprimono e impediscono loro di entrare a pieno diritto e quanto prima nel mondo del lavoro.

Terzo: il lavoro partecipativo. Per poter incidere nella realtà, l’uomo è chiamato ad esprimere il lavoro secondo la logica che più gli è propria, quella relazionale. La logica relazionale, cioè vedere sempre nel fine del lavoro il volto dell’altro e la collaborazione responsabile con altre persone. Lì dove, a causa di una visione economicistica, come quella che ho detto prima, si pensa all’uomo in chiave egoistica e agli altri come mezzi e non come fini, il lavoro perde il suo senso primario di continuazione dell’opera di Dio, e per questo è opera di un idolo; l’opera di Dio, invece, è destinata a tutta l’umanità, perché tutti possano beneficiarne.

E quarto, il lavoro solidale. Ogni giorno voi incontrate persone che hanno perso il lavoro – questo fa piangere –, o in cerca di occupazione. E prendono quello che capita. Alcuni mesi fa, una signora mi diceva che aveva preso un lavoro, 10/11 ore, in nero, a 600 euro al mese. E quando ha detto: “Ma, niente di più?” – “Ah, se non le piace se ne vada! Guardi la coda che c’è dietro di lei”. Quante persone in cerca di occupazione, persone che vogliono portare a casa il pane: non solo mangiare, ma portare da mangiare, questa è la dignità. Il pane per la loro famiglia. A queste persone bisogna dare una risposta. In primo luogo, è doveroso offrire la propria vicinanza, la propria solidarietà. I tanti “circoli” delle ACLI, che oggi sono da voi rappresentati qui, possono essere luoghi di accoglienza e di incontro. Ma poi bisogna anche dare strumenti ed opportunità adeguate. E’ necessario l’impegno della vostra Associazione e dei vostri Servizi per contribuire ad offrire queste opportunità di lavoro e di nuovi percorsi di impiego e di professionalità.

Dunque: libertà, creatività, partecipazione e solidarietà. Queste caratteristiche fanno parte della storia delle ACLI. Oggi più che mai siete chiamati a metterle in campo, senza risparmiarvi, a servizio di una vita dignitosa per tutti. E per motivare questo atteggiamento, pensate ai bambini sfruttati, scartati; pensate agli anziani scartati, che hanno una pensione minima e non sono curati; e pensate ai giovani scartati dal lavoro: e cosa fanno? Non sanno cosa fare, e sono in pericolo di cadere nelle dipendenze, cadere nella malavita, o andarsene a cercare orizzonti di guerra, come mercenari. Questo fa la mancanza di lavoro!

Vorrei toccare brevemente ancora tre aspetti - è un po’ lungo questo discorso, scusatemi -. Il primo: la vostra presenza fuori d’Italia. Iniziata al seguito dell’emigrazione italiana, anche oltreoceano, essa è un valore molto attuale. Oggi molti giovani si spostano per cercare un lavoro adeguato ai propri studi o per vivere un’esperienza diversa di professionalità: vi incoraggio ad accoglierli, a sostenerli nel loro percorso, ad offrire il vostro supporto per il loro inserimento. Nei loro occhi potete trovare un riflesso dello sguardo dei vostri padri o dei vostri nonni che andarono lontano per lavorare. Possiate essere per loro un buon punto di riferimento.

Inoltre, la vostra Associazione sta affrontando il tema della lotta alla povertà e quello dell’impoverimento dei ceti medi. La proposta di un sostegno non solo economico alle persone al di sotto della soglia di povertà assoluta, che anche in Italia sono aumentate negli ultimi anni, può portare benefici a tutta la società. Allo stesso tempo va evitato che nella povertà scivolino coloro che fino a ieri vivevano una vita dignitosa. Noi, nelle parrocchie, nelle Caritas parrocchiali, vediamo questo tutti i giorni: uomini o donne che si avvicinano un po’ di nascosto per prendere il cibo da mangiare… Un po’ di nascosto perché sono diventati poveri da un mese all’altro. E hanno vergogna. E questo succede, succede, succede… Fino a ieri vivevano una vita dignitosa… Basta un niente oggi per diventare poveri: la perdita del lavoro, un anziano non più autosufficiente, una malattia in famiglia, persino – pensate il terribile paradosso – la nascita di un figlio: ti può portare tanti problemi, se sei senza lavoro. E’ una importante battaglia culturale, quella di considerare il welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo. Voi potete fare da coordinamento e da motore dell’“Alleanza nuova contro la povertà”, che si propone di sviluppare un piano nazionale per il lavoro decente e dignitoso.

E infine, ma non per importanza, il vostro impegno abbia sempre il suo principio e il suo collante in quella che voi chiamate ispirazione cristiana, e che rimanda alla costante fedeltà a Gesù Cristo e alla Parola di Dio, a studiare e applicare la Dottrina sociale della Chiesa nel confronto con le nuove sfide del mondo contemporaneo.

L’ispirazione cristiana e la dimensione popolare determinano il modo di intendere e di riattualizzare la storica triplice fedeltà delle ACLI ai lavoratori, alla democrazia, alla Chiesa. Al punto che nel contesto attuale, in qualche modo si potrebbe dire che le vostre tre storiche fedeltà – ai lavoratori, alla democrazia e alla Chiesa – si riassumono in una nuova e sempre attuale: la fedeltà ai poveri.

Vi ringrazio di questo incontro, e benedico voi e il vostro lavoro. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me, ne ho bisogno.

Adesso, prima di dare la benedizione, vi invito a pregare la Madonna: la Madonna che è tanto fedele ai poveri, perché lei era povera. Ave o Maria, …

[Benedizione]





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Messaggio Da libero pensatore il Lun Nov 09, 2015 6:42 pm

A proposito di lavoro, papa Francesco ha molto da insegnare a tutti noi, in particolare ai politici e alle forze sociali (che però non lo ascoltano). Segue il suo discorso ai dipendenti Inps molto attuale per ciascuno che abbia a cuore il bene comune.
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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AL PERSONALE DELL'ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (INPS)
Piazza San Pietro
Sabato, 7 novembre 2015

Cari fratelli e sorelle,
con viva cordialità rivolgo il mio saluto a voi, dipendenti e dirigenti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, qui convenuti in udienza per la prima volta nella secolare storia dell’ente. Grazie tante! Grazie per la vostra presenza – siete davvero numerosi! – e grazie al vostro Presidente per le sue cortesi parole.
A vari livelli, voi onorate il delicato compito di tutelare alcuni diritti legati all’esercizio del lavoro; diritti basati sulla natura stessa della persona umana e sulla sua trascendente dignità. In maniera del tutto particolare è affidata alla vostra premura quella che vorrei definire la custodia del diritto al riposo. Mi riferisco non soltanto a quel riposo che è sostenuto e legittimato da un’ampia serie di prestazioni sociali (dal giorno di pausa settimanale alle ferie, cui ogni lavoratore ha diritto: cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 19), ma anche e soprattutto a una dimensione dell’essere umano che non manca di radici spirituali e di cui anche voi, per la vostra parte, siete responsabili.
Al riposo Dio chiamò l’uomo (cfr Es 34,21; Dt 5,12.15) ed Egli stesso volle esserne partecipe nel settimo giorno (cfr Es 31,17; Gen 2,2). Il riposo, nel linguaggio della fede, è dunque dimensione umana e divina allo stesso tempo. Con una prerogativa unica, però: quella di non essere una semplice astensione dalla fatica e dall’impegno ordinario, ma un’occasione per vivere pienamente la propria creaturalità, elevata alla dignità filiale da Dio stesso. L’esigenza di “santificare” il riposo (cfr Es 20,Cool si lega allora a quella – riproposta settimanalmente dalla domenica – di un tempo che permetta di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 67).
Del giusto riposo dei figli di Dio, anche voi siete in un certo senso collaboratori. Nella molteplicità di servizi che rendete alla società, tanto in termini assistenziali quanto previdenziali, voi contribuite a porre le basi perché il riposo possa essere vissuto come dimensione autenticamente umana, e per questo aperta alla possibilità di un incontro vivo con Dio e con gli altri.
Questo, che è un onore, diventa al tempo stesso un onere. Siete infatti chiamati a far fronte a sfide sempre più complesse. Esse provengono sia dalla società odierna, con la criticità dei suoi equilibri e la fragilità delle sue relazioni, sia dal mondo del lavoro, piagato dall’insufficienza occupazionale e dalla precarietà delle garanzie che riesce a offrire. E se si vive così, come si può riposare? Il riposo è il diritto che tutti abbiamo quando abbiamo lavoro; ma se la situazione di disoccupazione, di ingiustizia sociale, di lavoro nero, di precarietà nel lavoro è tanto forte, come io mi posso riposare? Cosa diciamo? Possiamo dire - è vergognoso! -: “Ah, tu vuoi lavorare?” – “Sì!” – “Benissimo. Facciamo un accordo: tu incominci a lavorare a settembre, ma fino a luglio, e poi luglio, agosto e parte di settembre non mangi, non ti riposi…”. Questo succede oggi! E succede oggi in tutto il mondo, e qui; succede oggi a Roma, pure! Riposo, perché c’è lavoro. Al contrario, non si può riposare.
Fino a qualche tempo fa era piuttosto comune associare il traguardo della pensione al raggiungimento della cosiddetta terza età, nella quale godere il meritato riposo e offrire sapienza e consiglio alle nuove generazioni. L’epoca contemporanea ha sensibilmente mutato questi ritmi. Da un lato, l’eventualità del riposo è stata anticipata, a volte diluita nel tempo, a volte rinegoziata fino ad estremismi aberranti, come quello che arriva a snaturare l’ipotesi stessa di una cessazione lavorativa. Dall’altro lato, non sono venute meno le esigenze assistenziali, tanto per chi ha perso o non ha mai avuto un lavoro, quanto per chi è costretto a interromperlo per i motivi più diversi. Tu interrompi il lavoro e l’assistenza sanitaria cade…
Vostro difficile compito è contribuire affinché non manchino le sovvenzioni indispensabili per la sussistenza dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie. Non manchi tra le vostre priorità un’attenzione privilegiata per il lavoro femminile, nonché quell’assistenza alla maternità che deve sempre tutelare la vita che nasce e chi la serve quotidianamente. Tutelate le donne, il lavoro delle donne! Non manchi mai l’assicurazione per la vecchiaia, la malattia, gli infortuni legati al lavoro. Non manchi il diritto alla pensione, e sottolineo: il diritto – la pensione è un diritto! – perché di questo si tratta. Siate consapevoli dell’altissima dignità di ciascun lavoratore, al cui servizio voi prestate la vostra opera. Sostenendone il reddito durante e dopo il periodo lavorativo, contribuite alla qualità del suo impegno come investimento per una vita a misura d’uomo.
Lavorare, del resto, vuol dire prolungare l’opera di Dio nella storia, contribuendovi in maniera personale, utile e creativa (cfr ibid., 34). Sostenendo il lavoro voi sostenete questa stessa opera. E inoltre, garantendo una sussistenza dignitosa a chi deve lasciare l’attività lavorativa, voi ne affermate la realtà più profonda: il lavoro, infatti, non può essere un mero ingranaggio nel meccanismo perverso che macina risorse per ottenere profitti sempre maggiori; il lavoro non può dunque essere prolungato o ridotto in funzione del guadagno di pochi e di forme produttive che sacrificano valori, relazioni e princìpi. Questo vale per l’economia in generale, che «non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 204). E vale, analogamente, per tutte le istituzioni sociali, il cui principio, soggetto e fine è e deve essere la persona umana (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 25). La sua dignità non può essere pregiudicata mai, neanche quando smette di essere economicamente produttiva.
Qualcuno di voi può pensare: “Ma che strano, questo Papa: prima ci parla del riposo, e poi dice tutte queste cose sul diritto al lavoro!”. Sono cose collegate! Il vero risposo viene proprio dal lavoro! Tu ti puoi riposare quando sei sicuro di avere un lavoro sicuro, che ti dà dignità, a te e alla tua famiglia. E tu ti puoi riposare quando nella vecchiaia sei sicuro di avere la pensione che è un diritto. Sono collegati, tutt’e due: il vero riposo e il lavoro.
Non dimenticare l’uomo: questo è l’imperativo. Amare e servire l’uomo con coscienza, responsabilità, disponibilità. Lavorare per chi lavora, e non ultimo per chi vorrebbe farlo ma non può. Farlo non come opera di solidarietà, ma come dovere di giustizia e di sussidiarietà. Sostenere i più deboli, perché a nessuno manchi la dignità e la libertà di vivere una vita autenticamente umana.
Grazie tante di questo incontro. Invoco su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie la benedizione del Signore. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e vi chiedo per favore di pregare per me.



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Messaggio Da libero pensatore il Dom Nov 29, 2015 6:21 pm

COMUNICATO STAMPA PATRONATO ACLI
Venerdì 6 novembre 2015
Nuovi tagli ai servizi dei cittadini
1.183.413 firme già dimenticate!
1.182.413 cittadini, meno di un anno fa, hanno detto “No ai tagli al fondo dei Patronati”, chiedendo al Governo e al Parlamento di non tagliare i servizi gratuiti per la tutela dei propri diritti.
Ai 35 milioni di tagli strutturali stabiliti lo scorso anno, nella proposta di legge di Stabilità 2016, il Governo intende aggiungere ulteriori tagli pari a 48 milioni di euro al Fondo dei Patronati, per un totale annuo pari a 83 milioni, dal 2015 in poi.
Il risultato è chiaro e immediato: meno servizi per le persone, più persone senza assistenza gratuita, più persone che perderanno il lavoro.
“Dopo il taglio 2015 ci doveva essere la riforma del sistema” sottolinea Fabrizio Benvignati - Vicepresidente delegato del Patronato Acli “abbiamo ascoltato molte promesse pubbliche a sostegno, siamo in attesa dell’emanazione di una serie di decreti attuativi volti a dare stabilità e prospettiva, ad oggi non sono strumenti utilizzabili”.
La novità 2016? Un nuovo taglio strutturale sulla pelle dei servizi ai cittadini! E dunque un’ulteriore quota dei contributi previdenziali dei lavoratori versano sarà distratta, intascata dalla Stato e propagandata invece come un suo "efficientamento" mentre nei fatti cambia la finalità del contributo e diventa una nuova tassa nascosta per i lavoratori. “Il nuovo taglio al fondo dei patronati è razionalmente ingiustificato e inaccettabile, farà spendere di più e non di meno” precisa Benvignati, “per questo, nell'interesse dello Stato, chiediamo la cancellazione della normativa in esame al Parlamento”.
Lo stesso Servizio tecnico di Camera e Senato, nel dossier della legge di Stabilità, in data 2 novembre u.s., sottolinea come nella discussione parlamentare della norma in esame “andrebbe comunque attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti” per i patronati “alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza sul medesimo stanziamento”. Qualcuno dunque al Parlamento che sappia ancora capire che certi sedicenti risparmi a vantaggio di qualcuno si tramutano in reali costi e disagi per tutti gli altri c'è: speriamo che il discernimento prevalga.

www.patronato.acli.it

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