L'angolo economico

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Re: L'angolo economico

Messaggio Da libero pensatore il Dom Apr 07, 2013 5:35 pm

altre modalità per richiesta del cud per redditi da Inps (pensioni, disoccupazione, cassa integrazione pagata da Inps, mobilità ecc.)

richiederlo in posta presso lo Sportello Amico al costo di euro 2.70 + iva

richiederlo gratuitamente all'Inps con il nr. verde 800434320 fornendo tutti i dati del contribuente.

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Re: L'angolo economico

Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Lun Apr 15, 2013 4:17 pm

Debiti fiscali, saltano i limiti al pignoramento: Equitalia potrebbe prendersi l'intero stipendio

Il tetto massimo di un quinto per il pignoramento dei redditi di lavoro rischia di saltare quando lo stipendio o la pensione vengono versati sul conto corrente

E' il risultato dell'azione congiunta di due provvedimenti del governo Monti - la manovra salva-Italia e il decreto semplificazioni - su cui ora Confedercontribuenti chiede di intervenire con urgenza

A dare una mano a Equitalia è arrivata anche una sentenza della Cassazione (la n.17178 del 2012) che ha stabilito che "qualora le somme dovute per crediti di lavoro siano già affluite sul conto corrente o sul deposito bancario del debitore esecutato, non si applicano le limitazioni al pignoramento previste dall'art. 545 cod. proc. civ.".

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Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Gio Apr 18, 2013 9:49 am

Pensioni Inps a rischio: colpa della fusione con l'Inpdap e dello Stato che non paga i contributi
La previdenza pubblica fa affondare quella privata. Sembra questo il risultato della fusione dell'Inpdap, l'ente previdenziale dei dipendenti pubblici, con l'Inps, avvenuta con la manovra salva-Italia del 2011. Pare che l'ente dei lavoratori privati abbia ereditato dalla gestione pubblica un buco di 23 miliardi di euro dovuto al fatto che lo Stato non ha pagato i contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Come il titolare di un'impresa familiare qualunque (con tutto il rispetto per le imprese familiari che i contributi li versano regolarmente). Il rischio è quello di non poter più pagare le pensioni a tutti i lavoratori.

Pensioni sicure solo per tre anni
da virgilio.it

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Re: L'angolo economico

Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Mar Apr 23, 2013 9:27 am

Svolta Equitalia. Non sarà possibile alcun pignoramento sui conti correnti bancari o postali dove vengono versati stipendi e pensioni. Un provvedimento che allenta la presa sui correntisti e che avrà "decorrenza immediata" per i contribuenti lavoratori dipendenti o pensionati. I pignoramenti "saranno attivati solo dopo che sia stato effettuato il pignoramento presso il datore di lavoro e/o l'ente pensionistico e che, in ragione delle trattenute accreditate, il reddito da stipendio o pensione risulti pari o superiore a 5 mila euro mensili".

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Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Lun Lug 15, 2013 9:22 am

Cgia: le tasse opprimono i carburanti,
in Italia il gasolio più caro dell'Ue

Per quanto riguarda la benzina siamo invece al secondo posto dopo l'Olanda
Ci sarà anche la crisi, ma il prezzo dei carburanti continua a salire. Il prezzo alla pompa della benzina venduta in Italia è, dopo quello praticato in Olanda, il più alto nell'area dell'euro. Per quanto riguarda il diesel, invece, nessuno in Ue paga più di noi quando si reca a fare il pieno. In entrambi i casi il caro-carburante ha un responsabile: le tasse. La denuncia è sollevata dalla Cgia di Mestre che ha messo a confronto il prezzo alla pompa della benzina verde e del gasolio di autotrazione dei Paesi dell'area dell'euro al 13 luglio 2013.

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Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Dom Ott 13, 2013 10:07 am


Fisco, il calcolo della Cgia: 100 le tasse tra addizionali, ritenute e tributi

Sono cento le tasse che gravano annualmente sugli italiani tra addizionali, imposte, ritenute, tasse e tributi. Lo rileva la Cgia secondo la quale nonostante il nostro sistema tributario sia così frammentato, il gettito è invece molto concentrato: gli incassi assicurati dalle prime 10 imposte valgono quasi 58,8 miliardi di euro. Le imposte che pesano maggiormente sulle tasche degli italiani sono principalmente due: l'Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) e l'Iva

Italia, un Paese fondato sulle tasse - "Questa news, osserva la Cgia, riporta volutamente il titolo di un successo editoriale della metà degli Ottanta

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Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Sab Nov 02, 2013 12:56 pm

In seguito della legge di Stabilità del Governo Letta, nel 2014 gli italiani pagheranno 1,1 miliardi di euro di tasse in più. Il calcolo è dell'Ufficio studi della Cgia che ha calcolato l'impatto  economico riconducibile agli effetti di tutte le nuove voci fiscali introdotte dal ddl di Stabilità. In buona sostanza, questo bilancio strettamente tributario è dato dalla differenza tra le nuove entrate fiscali e le minori imposte e contributi che interesseranno l'anno prossimo gli italiani.

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Messaggio Da pietro giorgio zoppellaro il Dom Nov 24, 2013 10:45 pm

informazioni
l'Amministrazione Comunale di Muggio , si è avvalsa della facoltà, recentemente riconosciuta ai Comuni, di determinare le tariffe TA.R.E.S. sulla base dei criteri utilizzati sino a tutto l'anno 2012 per la TA.R.S.U. la bollettazione e la distribuzione degli avvisi di pagamento per l'anno 2013 è prevista per la prima decade del mese di dicembre. Sarà, comunque, possibile il pagamento rateale.la seconda rata è prevista per marzo o aprile 2014

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Messaggio Da libero pensatore il Dom Dic 01, 2013 6:25 pm

ogni giorno arrivano sorprese dal governo e dalla legge di stabilità e gli Italiani non ci capiscono più nulla. L'ultima riguarda l'Imu dapprima tolto definitivamente sulla prima casa (escluso quelle di lusso), ora il governo dice che sarà tolta solo quella relativa ai Comuni con aliquota non superiore allo 0,4% la cui differenza per il 40% dovrà essere pagata dai cittadini entro il 16-1-2014. Tutto ciò comporta un grande caos per i cittadini e per i Caaf e inoltre fa perdere di credibilità al governo e al Parlamento. Ma il ministro Saccomanni sa fare i conti oppure no? Questo è un grosso dubbio che abbiamo.
Oltrettutto, queste cose sono un terreno favorevole a chi nel Paese è minoranza (oggi Grillo ne ha dette di tutti i colori, anche se i suoi toni sono come al solito sgarbati e non rispettosi delle istituzioni).non parliamo della Lega o di Forza Italia.
Speriamo che il governo ci ripensi e metta l'ennesima toppa sul vestito ormai consumato.

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Messaggio Da libero pensatore il Sab Mar 07, 2015 7:12 pm

una grande lezione di economia sociale e lavoro  fatta da papa Francesco:

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI RAPPRESENTATI DELLA CONFEDERAZIONE COOPERATIVE ITALIANE

Aula Paolo VI
Sabato, 28 febbraio 2015

[Multimedia]


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Fratelli e sorelle, buongiorno!

Quest’ultima [si riferisce al coro] è stata la “cooperativa” più melodiosa! Complimenti!

Grazie per questo incontro con voi e con la realtà che voi rappresentate, quella della cooperazione. Le cooperative sfidano tutto, sfidano anche la matematica, perché in cooperativa uno più uno fa tre! E in cooperativa, un fallimento è mezzo fallimento. Questo è il bello delle cooperative!

Voi siete innanzitutto la memoria viva di un grande tesoro della Chiesa italiana. Infatti, sappiamo che all’origine del movimento cooperativistico italiano, molte cooperative agricole e di credito, già nell’Ottocento, furono saggiamente fondate e promosse da sacerdoti e da parroci. Tuttora, in diverse diocesi italiane, si ricorre ancora alla cooperazione come rimedio efficace al problema della disoccupazione e alle diverse forme di disagio sociale. Oggi è una regola, non dico normale, abituale… ma tanto spesso si vede: “Tu cerchi lavoro? Vieni, vieni in questa ditta”. 11 ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. “Ti piace? No? Vattene a casa”. Che fare in questo mondo che funziona così? Perché c’è la coda, la fila di gente che cerca lavoro: se a te non piace, a quell’altro piacerà. E’ la fame, la fame ci fa accettare quello che ci danno, il lavoro in nero... Io potrei chiedere, per fare un esempio, sul personale domestico: quanti uomini e donne che lavorano nel personale domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?

Tutto questo è assai noto. La Chiesa ha sempre riconosciuto, apprezzato e incoraggiato l’esperienza cooperativa. Lo leggiamo nei documenti del Magistero. Ricordiamo il grido lanciato nel 1891, con la Rerum Novarum, da Papa Leone XIII: “tutti proprietari e non tutti proletari”. E vi sono certamente note anche le pagine dell’Enciclica Caritas in Veritate, dove Benedetto XVI si esprime a favore della cooperazione nel credito e nel consumo (cfr nn. 65-66), sottolineando l’importanza dell’economia di comunione e del settore non profit (cfr n. 41), per affermare che il dio-profitto non è affatto una divinità, ma è solo una bussola e un metro di valutazione dell’attività imprenditoriale. Ci ha spiegato, sempre Papa Benedetto, come il nostro mondo abbia bisogno di un’economia del dono (cfr nn. 34-39), cioè di un’economia capace di dar vita a imprese ispirate al principio della solidarietà e capaci di “creare socialità”. Risuona, quindi, attraverso di voi, l’esclamazione che Leone XIII pronunciò, benedicendo gli inizi del movimento cooperativo cattolico italiano, quando disse che, per fare questo, «il Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa» (Enc. Rerum novarum, 15).

Queste, e molte altre affermazioni di riconoscimento e di incoraggiamento rivolte ai cooperatori da parte della Chiesa sono valide e attuali. Penso anche allo straordinario magistero sociale del beato Paolo VI. Tali affermazioni le possiamo confermare e rafforzare. Non è necessario perciò ripeterle o richiamarle per esteso.

Oggi, vorrei che il nostro dialogo non guardi solo al passato, ma si rivolga soprattutto in avanti: alle nuove prospettive, alle nuove responsabilità, alle nuove forme di iniziativa delle imprese cooperative. E’ una vera missione che ci chiede fantasia creativa per trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti, per combattere la “cultura dello scarto”, quella che oggi viviamo, la “cultura dello scarto” coltivata dai poteri che reggono le politiche economico-finanziarie del mondo globalizzato, dove al centro c’è il dio denaro.

Globalizzare la solidarietà - questo si deve globalizzare, la solidarietà! - oggi significa pensare all’aumento vertiginoso dei disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessità di riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del reddito! Pensiamo ai bisogni della salute, che i sistemi di welfare tradizionale non riescono più a soddisfare; alle esigenze pressanti della solidarietà, ponendo di nuovo, al centro dell’economia mondiale, la dignità della persona umana, come è stato detto da voi. Come direbbe ancora oggi il Papa Leone XIII: per globalizzare la solidarietà “il Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa!”.

Quindi non fermatevi a guardare soltanto quello che avete saputo realizzare. Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le buone e solide realtà che avete già costruito. Però abbiate anche il coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere e dove, purtroppo, il sistema socio-politico attuale sembra invece fatalmente destinato a soffocare la speranza, a rubare la speranza, incrementando rischi e minacce.

Questo grande balzo in avanti che ci proponiamo di far compiere alla cooperazione, vi darà conferma che tutto quello che già avete fatto non solo è positivo e vitale, ma continua anche ad essere profetico. Per questo dovete continuare a inventare - questa è la parola: inventare - nuove forme di cooperazione, perché anche per le cooperative vale il monito: quando l’albero mette nuovi rami, le radici sono vive e il tronco è forte!

Qui, oggi, voi rappresentate valide esperienze in molteplici settori: dalla valorizzazione dell’agricoltura, alla promozione dell’edilizia di nuove case per chi non ha casa, dalle cooperative sociali fino al credito cooperativo, qui largamente rappresentato, dalla pesca all’industria, alle imprese, alle comunità, al consumo, alla distribuzione e a molti altri tipi di servizio. So bene che questo elenco è incompleto, ma è abbastanza utile per comprendere quanto sia prezioso il metodo cooperativo, che deve andare avanti, creativo. Si è rivelato tale di fronte a molte sfide. E lo sarà ancora! Ogni apprezzamento e ogni incoraggiamento rischiano però di rimanere generici. Voglio offrirvi, invece, alcuni incoraggiamenti concreti.

Il primo è questo: le cooperative devono continuare ad essere il motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità locali e della società civile. Di questo non è capace il sentimento. Per questo occorre mettere al primo posto la fondazione di nuove imprese cooperative, insieme allo sviluppo ulteriore di quelle esistenti, in modo da creare soprattutto nuove possibilità di lavoro che oggi non ci sono.

Il pensiero corre innanzitutto ai giovani, perché sappiamo che la disoccupazione giovanile, drammaticamente elevata – pensiamo, in alcuni Paesi d’Europa, il 40, 50 per cento – distrugge in loro la speranza. Ma pensiamo anche alle tante donne che hanno bisogno e volontà di inserirsi nel mondo del lavoro. Non trascuriamo gli adulti che spesso rimangono prematuramente senza lavoro. “Tu che cosa sei?” - “Sono ingegnere” – “Ah, che bello, che bello. Quanti anni ha?” – “49”- “Non serve, vattene”. Questo accade tutti i giorni. Oltre alle nuove imprese, guardiamo anche alle aziende che sono in difficoltà, a quelle che ai vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con le iniziative che voi chiamate “Workers buy out”, “empresas recuperadas”, nella mia lingua, aziende salvate. E io, come ho detto ai loro rappresentanti, sono un tifoso delle empresas recuperadas!

Un secondo incoraggiamento - non per importanza - è quello di attivarvi come protagonisti per realizzare nuove soluzioni di Welfare, in particolare nel campo della sanità, un campo delicato dove tanta gente povera non trova più risposte adeguate ai propri bisogni. Conosco che cosa fate da anni con cuore e con passione, nelle periferie delle città e della nostra società, per le famiglie, i bambini, gli anziani, i malati e le persone svantaggiate e in difficoltà per ragioni diverse, portando nelle case cuore e assistenza. La carità è un dono! Non è un semplice gesto per tranquillizzare il cuore, è un dono! Io quando faccio la carità dono me stesso! Se non sono capace di donarmi quella non è carità. Un dono senza il quale non si può entrare nella casa di chi soffre. Nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo significa fare leva sulla sussidiarietà con forza e coerenza: significa mettere insieme le forze!

Come sarebbe bello se, partendo da Roma, tra le cooperative, alle parrocchie e agli ospedali, penso al “Bambin Gesù” in particolare, potesse nascere una rete efficace di assistenza e di solidarietà. E la gente, a partire dai più bisognosi, venisse posta al centro di tutto questo movimento solidale: la gente al centro, i più bisognosi al centro. Questa è la missione che ci proponiamo! A voi sta il compito di inventare soluzioni pratiche, di far funzionare questa rete nelle situazioni concrete delle vostre comunità locali, partendo proprio dalla vostra storia, con il vostro patrimonio di conoscenze per coniugare l’essere impresa e allo stesso tempo non dimenticare che al centro di tutto c’è la persona.

Tanto avete fatto, e ancora tanto c’è da fare! Andiamo avanti!

Il terzo incoraggiamento riguarda l’economia, il suo rapporto con la giustizia sociale, con la dignità e il valore delle persone. E’ noto che un certo liberismo crede che sia necessario prima produrre ricchezza, e non importa come, per poi promuovere qualche politica redistributiva da parte dello Stato. Prima riempire il bicchiere e poi dare agli altri. Altri pensano che sia la stessa impresa a dover elargire le briciole della ricchezza accumulata, assolvendo così alla propria cosiddetta “responsabilità sociale”. Si corre il rischio di illudersi di fare del bene mentre, purtroppo, si continua soltanto a fare marketing, senza uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende che hanno al centro il dio denaro.

Invece noi sappiamo che realizzando una qualità nuova di economia, si crea la capacità di far crescere le persone in tutte le loro potenzialità. Ad esempio: il socio della cooperativa non deve essere solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato, dev’essere sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa, crescere come persona, socialmente e professionalmente, nella responsabilità, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme. Non dico che non si debba crescere nel reddito, ma ciò non basta: occorre che l’impresa gestita dalla cooperativa cresca davvero in modo cooperativo, cioè coinvolgendo tutti. Uno più uno tre! Questa è la logica.

“Cooperari”, nell’etimologia latina, significa operare insieme, cooperare, e quindi lavorare, aiutare, contribuire a raggiungere un fine. Non accontentatevi mai della parola “cooperativa” senza avere la consapevolezza della vera sostanza e dell’anima della cooperazione.

Il quarto suggerimento è questo: se ci guardiamo attorno non accade mai che l’economia si rinnovi in una società che invecchia, invece di crescere. Il movimento cooperativo può esercitare un ruolo importante per sostenere, facilitare e anche incoraggiare la vita delle famiglie. Realizzare la conciliazione, o forse meglio l’armonizzazione tra lavoro e famiglia, è un compito che avete già avviato e che dovete realizzare sempre di più. Fare questo significa anche aiutare le donne a realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i propri talenti. Donne libere di essere sempre più protagoniste, sia nelle imprese sia nelle famiglie! So bene che le cooperative propongono già tanti servizi e tante formule organizzative, come quella mutualistica, che vanno incontro alle esigenze di tutti, dei bambini e degli anziani in particolare, dagli asili nido fino all’assistenza domiciliare. Questo è il nostro modo di gestire i beni comuni, quei beni che non devono essere solo la proprietà di pochi e non devono perseguire scopi speculativi.

Il quinto incoraggiamento forse vi sorprenderà! Per fare tutte queste cose ci vuole denaro! Le cooperative in genere non sono state fondate da grandi capitalisti, anzi si dice spesso che esse siano strutturalmente sottocapitalizzate. Invece, il Papa vi dice: dovete investire, e dovete investire bene! In Italia certamente, ma non solo, è difficile ottenere denaro pubblico per colmare la scarsità delle risorse. La soluzione che vi propongo è questa: mettete insieme con determinazione i mezzi buoni per realizzare opere buone. Collaborate di più tra cooperative bancarie e imprese, organizzate le risorse per far vivere con dignità e serenità le famiglie; pagate giusti salari ai lavoratori, investendo soprattutto per le iniziative che siano veramente necessarie.

Non è facile parlare di denaro. Diceva Basilio di Cesarea, Padre della Chiesa del IV secolo, ripreso poi da san Francesco d’Assisi, che “il denaro è lo sterco del diavolo”. Lo ripete ora anche il Papa: “il denaro è lo sterco del diavolo”! Quando il denaro diventa un idolo, comanda le scelte dell’uomo. E allora rovina l’uomo e lo condanna. Lo rende un servo. Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo giusto dalla cooperativa, se però è una cooperativa autentica, vera, dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale.

Per questo vi dico che fate bene – e vi dico anche di farlo sempre più – a contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione. Fate bene, vi dico, perché, nel campo in cui operate, assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni di mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può assolutamente accettare. Lottate contro questo! Ma come lottare? Con le parole, solo? Con le idee? Lottate con la cooperazione giusta, quella vera, quella che sempre vince.

L’economia cooperativa, se è autentica, se vuole svolgere una funzione sociale forte, se vuole essere protagonista del futuro di una nazione e di ciascuna comunità locale, deve perseguire finalità trasparenti e limpide. Deve promuovere l’economia dell’onestà! Un’economia risanatrice nel mare insidioso dell’economia globale. Una vera economia promossa da persone che hanno nel cuore e nella mente soltanto il bene comune.

Le cooperative hanno una tradizione internazionale forte. Anche in questo siete stati dei veri pionieri! Le vostre associazioni internazionali sono nate con grande anticipo su quelle che le altre imprese hanno creato in tempi molto successivi. Ora c’è la nuova grande globalizzazione, che riduce alcuni squilibri ma ne crea molti altri. Il movimento cooperativo, pertanto, non può rimanere estraneo alla globalizzazione economica e sociale, i cui effetti arrivano in ogni paese, e persino dentro le nostre case.

Ma le cooperative partecipano alla globalizzazione come le altre imprese? Esiste un modo originale che permetta alle cooperative di affrontare le nuove sfide del mercato globale? Come possono le cooperative partecipare allo sviluppo della cooperazione salvaguardando i principi della solidarietà e della giustizia? Lo dico a voi per dirlo a tutte le cooperative del mondo: le cooperative non possono rimanere chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. E’ questo il duplice principio: non possono rimanere chiusi in casa ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. No, non si può pensare una cooperativa a doppia faccia. Occorre avere il coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare, nel mondo, lo sviluppo, la giustizia e la pace.

Infine, non lasciate che viva solo nella memoria la collaborazione del movimento cooperativo con le vostre parrocchie e con le vostre diocesi. Le forme della collaborazione devono essere diverse, rispetto a quelle delle origini, ma il cammino deve essere sempre lo stesso! Dove ci sono le vecchie e nuove periferie esistenziali, dove ci sono persone svantaggiate, dove ci sono persone sole e scartate, dove ci sono persone non rispettate, tendete loro la mano! Collaborate tra di voi, nel rispetto dell’identità vocazionale di ognuno, tenendovi per mano!

So che da alcuni anni voi state collaborando con altre associazioni cooperativistiche – anche se non legate alla nostra storia e alle nostre tradizioni – per creare un’Alleanza delle cooperative e dei cooperatori italiani. Per ora è un’Alleanza in divenire, ma voi confidate di giungere ad una Associazione unica, ad un’Alleanza sempre più vasta fra cooperatori e cooperative. Il movimento cooperativo italiano ha una grande tradizione, rispettata nel mondo cooperativistico internazionale. La missione cooperativa in Italia è stata molto legata fin dalle origini alle identità, ai valori e alle forze sociali presenti nel paese. Questa identità, per favore, rispettatela! Tuttavia, spesso le scelte che distinguevano e dividevano sono state a lungo più forti delle scelte che, invece, accomunavano e univano gli sforzi di tutti. Ora voi pensate di poter mettere al primo posto ciò che invece vi unisce. E proprio intorno a quello che vi unisce, che è la parte più autentica, più profonda e più vitale delle cooperative italiane, volete costruire la vostra nuova forma associativa.

Fate bene a progettare così, e così fate un passo avanti! Certo, vi sono cooperative cattoliche e cooperative non cattoliche. Ma la fede si salva rimanendo chiusi in se stessi? Domando: la fede si salva rimanendo chiusi in se stessi? Rimanendo solo tra di noi? Vivete la vostra Alleanza da cristiani, come risposta alla vostra fede e alla vostra identità senza paura! Fede e identità sono la base. Andate avanti, dunque, e camminate insieme con tutte le persone di buona volontà! E questa anche è una chiamata cristiana, una chiamata cristiana a tutti. I valori cristiani non sono soltanto per noi, sono per condividerli! E condividerli con gli altri, con quelli che non pensano come noi ma vogliono le stesse cose che noi vogliamo. Andate avanti, coraggio! Siate creatori, “poeti”, avanti!





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Re: L'angolo economico

Messaggio Da libero pensatore il Gio Apr 02, 2015 7:26 pm

è arrivato aprile è ora di pensare al modello 730 per la denuncia dei redditi. Quest'anno ci sono molte novità e vari modi per presentarlo.
Il primo (possibile a chi ha internet e sa farsi da sè il 730) è il "fai da te" senza dipendere da un Caf. Per fare ciò occorre richiedere il codice PIN all'agenzia delle Entrate (in ufficio o a casa con internet entrando nel sito dell'Agenzia delle Entrate. Dopo essersi procurati il PIN, dopo il 15 aprile entrando nel sito dell'agenzia, inserendo le 2 parti del PIN e la passward personale si visualizza il proprio 730 precompilato, se è corretto basta inviarlo, altrimenti occorre correggerlo o integrarlo, poi inviarlo). Rischi e responsabilità sono a carico del dichiarante.
Seconda ipotesi: è possibile fare il 730 precompilato in forma cartacea (come si faceva negli scorsi anni) e poi presentarlo ad un Caf. Da quest'anno l'invio non sarà più gratuito perchè aumentano i rischi e responsabilità per i Caf. Nessun rischio per il contribuente.
Terza ipotesi (per chi non si intende del 730) può farlo compilare interamente dal Caf (come gli scorsi anni), chiaramente il costo è maggiore, ma anche qui per il contribente non c'è rischio e responsabilità.

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Re: L'angolo economico

Messaggio Da libero pensatore il Dom Mag 17, 2015 7:28 pm

ricordo le prossime scadenze fiscali che riguardano la maggiore parte dei cittadini:

ENTRO IL 16.6.2015 VA PAGATO L'ACCONTO PER IL 2015  DELLA TASI E DELL'IMU
FINO AI PRIMI DI LUGLIO 2015 E' POSSIBILE PRESENTARE IL 730 IN AUTONOMIA O MEDIANTE I C.A.F.
PER IL MOD. UNICO C'E' ANCORA TEMPO.

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Re: L'angolo economico

Messaggio Da libero pensatore il Dom Lug 26, 2015 6:43 pm

quest'anno c'è un'importante novità per chi paga l'affitto della casa, ai consueti rimborsi, è stata aggiunta la possibilità di richiedere il rimborso anche per coloro che pagano l'affitto di case sociali (es. case Aler ecc.)  Il rimborso si può ottenere facendo la dichiarazione dei redditi quest'anno (non potendosi più fare il mod. 730 è possibile fare il modello Unico entro settembre.)
Per maggiori informazioni rivolgetevi al Caf, questa facoltà spetta anche a chi non paga Irpef, esempio le pensioni minime.

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Re: L'angolo economico

Messaggio Da libero pensatore il Ven Nov 13, 2015 4:50 pm

comunicato stampa patronato Acli nazionale:

COMUNICATO STAMPA PATRONATO ACLI
Venerdì 6 novembre 2015
Nuovi tagli ai servizi dei cittadini
1.183.413 firme già dimenticate!
1.182.413 cittadini, meno di un anno fa, hanno detto “No ai tagli al fondo dei Patronati”, chiedendo al Governo e al Parlamento di non tagliare i servizi gratuiti per la tutela dei propri diritti.
Ai 35 milioni di tagli strutturali stabiliti lo scorso anno, nella proposta di legge di Stabilità 2016, il Governo intende aggiungere ulteriori tagli pari a 48 milioni di euro al Fondo dei Patronati, per un totale annuo pari a 83 milioni, dal 2015 in poi.
Il risultato è chiaro e immediato: meno servizi per le persone, più persone senza assistenza gratuita, più persone che perderanno il lavoro.
“Dopo il taglio 2015 ci doveva essere la riforma del sistema” sottolinea Fabrizio Benvignati - Vicepresidente delegato del Patronato Acli “abbiamo ascoltato molte promesse pubbliche a sostegno, siamo in attesa dell’emanazione di una serie di decreti attuativi volti a dare stabilità e prospettiva, ad oggi non sono strumenti utilizzabili”.
La novità 2016? Un nuovo taglio strutturale sulla pelle dei servizi ai cittadini! E dunque un’ulteriore quota dei contributi previdenziali dei lavoratori versano sarà distratta, intascata dalla Stato e propagandata invece come un suo "efficientamento" mentre nei fatti cambia la finalità del contributo e diventa una nuova tassa nascosta per i lavoratori. “Il nuovo taglio al fondo dei patronati è razionalmente ingiustificato e inaccettabile, farà spendere di più e non di meno” precisa Benvignati, “per questo, nell'interesse dello Stato, chiediamo la cancellazione della normativa in esame al Parlamento”.
Lo stesso Servizio tecnico di Camera e Senato, nel dossier della legge di Stabilità, in data 2 novembre u.s., sottolinea come nella discussione parlamentare della norma in esame “andrebbe comunque attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti” per i patronati “alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza sul medesimo stanziamento”. Qualcuno dunque al Parlamento che sappia ancora capire che certi sedicenti risparmi a vantaggio di qualcuno si tramutano in reali costi e disagi per tutti gli altri c'è: speriamo che il discernimento prevalga.

www.patronato.acli.it

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